La comunità
L’identità di questa valle è segnata da un passato di
dissidenza religiosa e civile, da una dimensione europea della sua storia
e da un’apertura in campo ecumenico a livello internazionale. In questi
ultimi anni il fenomeno delle minoranze religiose e della loro valorizzazione
culturale ha suscitato un interesse crescente nei confronti dei valdesi e di
queste valli, contribuendo a formare negli abitanti e nei visitatori la coscienza
di trovarsi in un’area con identità particolare.
Identità caratterizzata non solo dalla presenza delle due confessioni
religiose (valdese e cattolica), ma anche dai caratteri linguistici e dalla vocazione
montanara tipici di questo territorio di confine.
La lingua
Il "patouà"
Parlando della Val Germanasca occorre dedicare qualche riga alle lingue di
maggior diffusione sul territorio, patrimonio di gran parte della popolazione.
Il "Patouà", l’occitano provenzale alpino, una variante
della
lingua
d’Oc parlata nella Francia meridionale, affianca nell’uso quotidiano
il piemontese, lingua abituale delle località della bassa valle. Le sue
origini si perdono nei secoli, ma in Val Germanasca si è conservato nelle
sue caratteristiche essenziali, pur essendosi tramandato attraverso le generazioni
soprattutto per via orale.
Nel Medioevo la letteratura manoscritta valdese dei predicatori itineranti, conservata oggi a Cambridge, Ginevra e Dublino, era espressa in una lingua di tipo provenzale, letteraria, non parlata, avente una stretta parentela con quella parlata attualmente nelle Valli Valdesi. Di qui la denominazione di “dialetto valdese”, ora sostituita da occitano, o occitano provenzale alpino o più familiarmente patouà. Da secoli viene parlato sia dalla popolazione valdese sia da quella cattolica.
Negli ultimi decenni, una rinnovata sensibilità associata alla spinta
data dalla Legge Regionale 482/99 per la tutela delle lingue minoritarie, ha
fatto sì che
fiorissero numerose iniziative di sostegno allo studio dell’occitano
da parte di associazioni e ricercatori. Una vasta pubblicistica di tipo specialistico
o amatoriale, risalente ai primi anni del ‘900, comparsa soprattutto
sui giornali locali, testimonia l’interesse mai sopito per questa
materia. Nella seconda metà del secolo scorso, il fenomeno si estende
a un buon numero di periodici e gruppi culturali, grazie anche all’opera
di studiosi come i professori Teofilo Pons e Arturo Genre, ai quali si devono
le ricerche più approfondite sulla lingua, le tradizioni, l’ambiente,
i proverbi, la toponomastica locali. Una prima edizione del 1973 del “Dizionario
del dialetto occitano della Val Germanasca” a cura di Teofilo Pons
rappresenta la base del lavoro specialistico di Arturo Genre, che farà precedere
l’edizione del 1977 da una vera e propria grammatica. Sotto la spinta
di associazioni come “la Valaddo”,
di Villaretto Chisone, il cui periodico risale agli anni ’70, altri
prontuari grammaticali hanno visto la luce a partire dal 2003.
Un’attiva collaborazione fra i due Istituti scolastici della zona,
Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, Comunità Montana
Val Pellice, Associazione "La Valaddo" e la Società di
Studi Valdesi ha permesso la nascita dello “Sportello
del Patouà” che ha sede a Pomaretto presso la
sede dell’Associazione “Amici
della Scuola Latina” per la produzione di materiale
didattico di base per l’insegnamento dell’occitano nelle scuole,
anche grazie al sostegno della Regione Piemonte e della Provincia di Torino.
Lo
sportello, nato nel 2004 su delega dei 16 comuni della valle e in collaborazione
con
la Comunità Montana, è a disposizione della popolazione, mentre
una biblioteca del "Patouà" è stata
allestita presso la stessa sede.
Il francese
L’uso del francese è stato favorito dalla posizione geografica di confine con la Francia e dai contatti che, nel corso dei secoli, i valdesi intrattennero con le chiese ugonotte del Delfinato e di Ginevra. All’inizio del ‘900, la chiusura delle suolette di quartiere (scuole "Beckwith") ed il passaggio alla scuola di Stato, segnarono il declino della lingua francese, anche se le comunità valdesi cercarono di opporvisi. La legge e i decreti del periodo fascista, tendenti all’italianizzazione, provocarono un progressivo abbandono di questa lingua. Un’ulteriore contrazione si registrò in modo naturale nel dopoguerra.
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